Nuove regole sulla cittadinanza italiana per discendenza
Il Decreto Legge n. 36 del 28 marzo 2025 introduce modifiche significative alla normativa sulla cittadinanza italiana, restringendo il riconoscimento automatico del diritto iure sanguinis ai soli discendenti fino alla seconda generazione.
Una scelta politica che, seppur legittima, apre una serie di interrogativi di natura costituzionale e sociale. Il principio dello ius sanguinis è da sempre alla base del sistema italiano di cittadinanza: un diritto permanente, imprescrittibile e legato alla discendenza, che rischia ora di essere fortemente ridimensionato.
Condizionare l’ottenimento della cittadinanza a requisiti come la residenza, la conoscenza della lingua e l’identità culturale può sembrare logico sul piano dell’integrazione, ma rischia di escludere intere comunità di italiani all’estero che mantengono un forte legame con le proprie origini, anche a distanza di generazioni.
Inoltre, l’adozione di un decreto legge per una riforma tanto delicata appare discutibile: un confronto parlamentare più approfondito avrebbe garantito maggiore equilibrio e trasparenza, soprattutto in vista delle profonde implicazioni giuridiche, etiche e identitarie che questa misura comporta.
Il rischio è che, nel tentativo di limitare abusi o automatismi, si finisca per negare un diritto fondamentale a chi ha sempre riconosciuto nell’Italia la propria patria, anche da lontano


