Cittadinanza iure sanguinis: il Tribunale di Campobasso chiarisce i limiti temporali del Decreto Legge n. 36/25

Cittadinanza iure sanguinis: il Tribunale di Campobasso chiarisce i limiti temporali del Decreto Legge n. 36/25

Con una decisione destinata ad avere un impatto significativo sul riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza, il Tribunale di Campobasso, con sentenza del 2 maggio 2025, ha stabilito che il Decreto Legge n. 36/25 non può avere applicazione retroattiva. Il provvedimento, infatti, secondo i giudici, viola l’articolo 11 delle preleggi, che enuncia un principio fondamentale del nostro ordinamento: “la legge non dispone che per l’avvenire”.

La questione nasce dall’introduzione, con il D.L. 36/25, di nuove condizioni e requisiti per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, ossia per discendenza da cittadino italiano. Tuttavia, il decreto non contiene alcuna previsione espressa circa la propria retroattività, né fornisce una motivazione specifica che giustifichi un’eccezione a tale principio generale — elemento imprescindibile quando si interviene su materie che toccano diritti fondamentali dei cittadini.

Il Tribunale ha quindi ritenuto che le nuove disposizioni possano valere solo per il futuro, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto, e non possano essere imposte a chi, anteriormente, aveva già maturato i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana secondo la normativa previgente.

«È di palmare evidenza», si legge nella sentenza, «che una novella normativa non possa indicare, a chi ne aveva diritto, nuove condizioni che oggettivamente non possono essere soddisfatte alla data di entrata in vigore della stessa».

Questa pronuncia rappresenta un precedente giurisprudenziale di rilievo, che apre la strada a un rafforzamento della tutela giuridica per tutti i discendenti di cittadini italiani che avevano già avviato — o avevano titolo per avviare — il percorso di riconoscimento della cittadinanza prima dell’entrata in vigore del D.L. 36/25.

In sintesi, la decisione del Tribunale di Campobasso riafferma un principio di legalità e tutela dell’affidamento legittimo, contribuendo a garantire certezza del diritto in un ambito — quello della cittadinanza — sempre più centrale nel panorama giuridico e sociale italiano.